Hellas

No, non mi riferisco al Verona, di cui parlerò comunque con un successivo post, ma della favola greca.
Siamo nel 2003, quando Otto Rehhagel, reduce in passato da un’altra impresa straordinaria di cui scriverò presto, si apprestava a condurre la nazionale greca verso le qualificazioni per l’europeo portoghese del 2004.
L’impatto con la Grecia non fu dei migliori per il mister teutonico, che confermò le difficoltà di sempre quando uscì sconfitto per 2-0 in casa dalla Spagna e, al secondo turno, ribadì lo stesso score negativo nella sconfitta in Ucraina.
Due partite e zero punti.
Difficile pensare di qualificarsi… in fondo la Grecia non è la Germania o un altro paese abituato ad alti livelli sempre…
Ad ogni modo il nostro Otto, che fu da giocatore un buon difensore, impostò la squadra in maniera molto più accorta, privilegiando pressing e copertura maniacale degli spazi, salvo ripartire in contropiede.
Gli interpreti più importanti erano il forte difensore Dellas, il portiere Nikopolidis, il forte centrocampista Zagorakis e la punta Charisteas: tutti buoni giocatori, nessun fuoriclasse.
Dal terzo turno di qualificazione in poi la Grecia iniziò un filotto di vittorie, sei per la precisione, in cui non subì nemmeno un gol, giocando peraltro partite in cui certamente non era favorita, tipo quella in Spagna dove si impose per 1-0 sovvertendo ogni pronostico.
Alla fine la qualificazione all’europeo arrivò e sorprendentemente la squadra arrivò addirittura prima nel girone.
Delle 16 squadre arrivate in Portogallo, la Grecia era nettamente ultima secondo i bookmakers, tanto è vero che qualcuno, forse più per scherzo che per effettiva convinzione, diceva di puntare su di loro per cercare di vincere tanti soldi!
Però… quel filotto di sei vittorie consecutive senza subire gol dovevano far pensare…
La partita inaugurale degli ellenici fu proprio con i padroni di casa: il Portogallo era una delle grandi favorite, con campioni del calibro di Deco e Figo e con l’astro nascente Cristiano Ronaldo.
Ma gli Otto boys, con la loro tenuta blu rispolverata per l’occasione al posto della solita classica maglia bianca, sorpresero i padroni di casa con una prestazione superlativa, vincendo per 2-1: gara peraltro mai in discussione, ove si pensi che il gol dei rossi padroni di casa arrivò a tempo ormai scaduto.
La seconda partita mise la Grecia di nuovo di fronte alla Spagna, che stavolta era seriamente intenzionata a prendersi i tre punti che gli erano sfuggiti nel girone di qualificazione: le furie rosse, giocando con grande slancio, riuscirono a segnare, ma i greci non si persero d’animo e tirarono fuori le unghie, andando a cercare e trovare un importante pareggio, che significava di fatto la matematica qualificazione ai quarti con un turno di anticipo!
La terza partita, infatti, era ininfluente: la Grecia fece riposare i giocatori migliori e perse 2-1 contro l’ormai eliminata Russia.
Agli ottavi di finale la cavalcata greca era destinata probabilmente ad interrompersi: di fronte a loro i campioni d’Europa in carica della Francia, con i vari Henry, Zidane e Trezeguet.
Ma la Grecia lotta con tutte le sue forze e mette in campo la consueta grinta e le solite barricate difensive, sempre comunque accompagnate dalla voglia di far male nelle ripartenze.
La Francia spinge, gioca, crea, ma non passa; anzi, è la Grecia ad avere le occasioni migliori e a metà secondo tempo in un contropiede micidiale passa in vantaggio con Charisteas, vantaggio che difenderà con le unghie fino al fischio finale, portando i nostri eroi in semifinale!
I prossimi avversari sono i fortissimi cechi di Baros e Koller, squadra comunque già andata, anch’essa, oltre le proprie ambizioni: sarà una partita combattutissima, nella quale la difesa greca confermerà di essere una fortezza quasi inespugnabile.
Reti bianche e tempi supplementari, dove vige la regola (poi per fortuna abbandonata) del silver goal: il primo che segna ha vinto.
E la Grecia troverà il gol della vittoria proprio ai supplementari grazie al romanista Dellas.
Un altro miracolo calcistico si sta profilando, 12 anni dopo l’incredibile cavalcata danese?
E stavolta ancora più difficile, essendo il torneo composto da 16 squadre e dunque con una partita in più.
Beh, difficile immaginarlo, visto che in finale la Grecia si trova di fronte di nuovo il Portogallo padrone di casa!
Chi può pensare che i lusitani si facciano beffare di nuovo, dopo soli pochi giorni?
Come possono i miracoli ripetersi così?
Ed è qui che scatta la regola del sogno, quella già espressa per gli europei svedesi: la regola secondo cui nella mente degli uomini si instilla una forza nascosta che li convince di essere ormai invincibili, di crederci talmente tanto che niente può più fermarli.
La piccola Grecia gioca di nuovo con il coltello fra i denti, ci crede, sa che se usa la sua concentrazione e la sua cattiveria agonistica, nessuno potrà oltrepassare la sua fortezza.
Il Portogallo le prova tutte, ma non ci va neanche vicino a segnare, sembra veramente che una barriera invisibile protegga la porta di Nikopolidis e nemmeno le giocate di Deco, Rui Costa, CR7 possano scalfirla.
Charisteas nel secondo tempo ha una palla buona e trova il gol: a quel punto il sogno diventa realtà, la forza d’animo dei giocatori in maglia blu si moltiplica, nessuno può più rovesciare le sorti di questa nuova epica impresa.
Finirà così, 1-0, con la Grecia ancora una volta senza subire gol.
E con il titolo in tasca, senza che forse nessuno ci credesse davvero

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