Generazioni

Sono cresciuto in un tempo di difficile catalogazione, in una sorta di cuscinetto: da una parte le fantasie a briglia sciolta degli anni 70, dove ognuno sembrava avere grande carisma, dove regnavano gli ideali, dove il sentiment politico era altissimo, dove sembrava di vivere in perenne situazione sperimentale – grandi idee, grandi cazzate, grandi (le prime) libertà – e poi gli eccessi, il terrorismo, etc.; dall’altra parte gli anni 80, con l’inizio del conformismo, delle regole, dell’appiattimento, dove la sostanza lasciava il passo all’apparenza, dove iniziava il politically correct, dove la psichedelia lasciava spazio alla new wave, dove il moralismo e il perbenismo tornavano prepotenti, però sorretti dall’avanzamento delle tecnologie.
Ma la cosa che voglio scrivere adesso, in particolare, è la velocità con cui i periodi cambiavano, perché per esempio chi ha pochi anni meno di me ha vissuto gli anni 90, ancora diversi rispetto a prima: consumismo sfrenato, noia, solitudine, nichilismo, ricerca spasmodica di nuove religioni.
Poi non so più: la vita mi ha reso forse insensibile all’analisi dell’attualità, ma sembra che negli ultimi 20-25 anni, più o meno da quando esistono i cellulari, non sia successo più nulla di così rilevante, ma è evidente che sbaglio io.
Capirci è sempre più difficile, ma di sicuro aver vissuto modelli così diversi ci rende già in partenza differenti gli uni agli altri, bastano pochi anni di differenza di età

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