Intervista su Dio

Intervista del 08/11/2019

 

Buongiorno, Sandro, grazie per aver accettato l’invito!

Buongiorno, prego, nessun problema.

Allora, come sai l’intervista di oggi si incentra su Dio… vengo subito al punto: tu ci credi?

No.

Quindi sei ateo.

No, non mi piace definirmi così: gli atei sono solitamente persone che portano rancore verso chi crede solo perché non vedono le cose al loro stesso modo e così hanno costruito una religione anche loro e l’hanno chiamata ateismo.

E allora come puoi definirti, agnostico?

No, semplicemente non devo definirmi.

Beh diciamo che sei ateo, dai. Come minimo non sei un frequentatore delle chiese.

Esatto. Sì, credo che il punto sia questo: una volta mi fu detto che c’è chiesa quando si è due o più persone. In questo senso per me la chiesa non esiste.

Aspetta, fammi capire: se non credi in Dio, il fatto di essere da solo cosa significa per te?

Significa vivere la mia spiritualità senza condividerla: ognuno di noi ha un rapporto con la propria spiritualità e per me è fondamentale proteggere questo rapporto. Io non voglio e non posso condividere nulla della mia sfera spirituale.

Continuo a non capire: ma allora in un certo senso Dio esiste, seppur un “tuo” Dio?

Forse. Diciamo che la cosa non ti riguarda come non riguarda nessun’altra persona. Di certo il Dio a cui alludi per me non esiste.

Quindi neanche il Diavolo…

Ovviamente.

Esistono i buoni e i cattivi?

No, esistono gli uomini, noi. E siamo tutti potenzialmente buoni e potenzialmente cattivi.

Quindi Dio e il Diavolo sono dentro di noi.

No, sono noi. E’ diverso.

Ma allora vieni al “Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza”?

Credo che il valore simbolico di certe cose sia perduto nella voglia dell’uomo di voler per forza dare un significato letterale a puri simboli. Un modo come un altro per affermare il proprio potere, da cui nascono le chiese.

Ma tu persegui il Bene?

Certo, la mia breve esistenza ha l’obiettivo di perseguire proprio il Bene, il mio Dio si chiama coscienza e ci faccio i conti ogni giorno.

Credo tu sia più cristiano di quanto voglia sembrare.

Credi quello che ti pare.

Grazie per l’intervista.

A te.

28 Ottobre

Oggi è San Simone, ma la cosa rilevante di questo giorno è che 126 anni fa nacque mia nonna Ada, deceduta un giorno prima del mio sedicesimo compleanno, compagna meravigliosa della mia infanzia e complice amica della mia adolescenza.
La nonna Ada, unica dei 4 nonni che ho conosciuto, era una persona buona e mite e la sua morte fu il primo vero grande dolore della mia vita.
In occasione di quello che sarebbe stato il suo compleanno, però, oggi si festeggia un’altra cosa, ossia… i miei primi 20.000 giorni!
La vecchiaia incombe… in tutti i sensi!

Thiago Motta

Oggi mi va di deviare dal mio ambito abituale, che è quello a tinte viola, per parlare di un uomo che si chiama Thiago Motta.
Ho conosciuto questo centrocampista italo-brasiliano quando qualche anno fa venne in Italia a giocare nel Genoa: era la squadra allenata dall’attuale allenatore dell’Atalanta, innominabile da quanto è antipatico, ma senza ombra di dubbio davvero bravo.
In quel centrocampo lui giocava da interno ed era veramente di un’altra categoria: si inseriva negli spazi, andava a fare gol o a servire le punte, con tecnica e potenza.
Un giocatore straordinario, uno di quelli che hanno sempre avuto la mia ammirazione.
Era chiaramente destinato a calcare un palcoscenico più importante, tanto è vero che fu presto una colonna del Paris Saint Germain.
Proprio nella squadra francese ha concluso la sua carriera, che secondo me è stata inferiore a quella che potenzialmente avrebbe potuto fare, forse per problemi non strettamente legati al calcio, chissà.
Ed è a Parigi che ha iniziato ad allenare, con le giovanili, mostrando una classe superiore anche come “mister”: del resto la sua intelligenza era ben chiara, quindi non ci trovo nulla di strano.
Proprio il Genoa, la sua vecchia squadra, disastrata da un inizio di campionato a dir poco problematico, lo ha chiamato per riportare i rossoblu in zone meno pericolose: lui ha accettato di buon grado, sapendo non solo che avrebbe ritrovato un ambiente che già conosce, ma anche per iniziare la sua carriera in un campionato, come la serie A, che è comunque uno dei più importanti d’Europa.
Non ha fatto i soliti discorsi di chi subentra: “arrivo adesso, ci vuole tempo, intanto si da continuità, poi piano piano darò la mia impronta, bla bla bla”.
Ha preso la squadra, l’ha rovesciata come un calzino, ha schierato gente che non aveva mai giocato facendo fuori qualche “colonnello” e, dopo un primo tempo stentato, ieri il Genoa ha stravinto la partita, mostrando un calcio superlativo con tre gol meravigliosi, proprio contro quel Brescia che, chiuso a riccio contro di noi, sembrava impenetrabile.
Mi sbilancio: questo è il Guardiola del futuro, sarà uno degli allenatori migliori del mondo e presto tornerà ad allenare squadre importanti come il PSG… forse proprio il PSG.

Non si può giocare in 12

La Fiorentina di Montella, con il Fenomeno Ribery in cattedra, ha iniziato a volare.
Una squadra quasi tutta nuova che gioca così bene e fa punti fa sognare, davvero.
Però… che sofferenza aver trovato la quadra: l’Aeroplanino ha dovuto stravolgere i suoi progetti iniziali e riportare la squadra con un assetto totalmente inaspettato e “fuori luogo” rispetto alle scelte di mercato fatte in estate.
Con il 3-5-2 che senso ha aver cercato punte ed esterni offensivi?
Forse per non deprimere troppo giocatori perennemente destinati alla panchina, Montella ha detto che questa squadra deve porsi come obiettivo, gradualmente, quello di poter inserire una punta: ma cosa vuol dire gradualmente? E se entra una punta chi esce?
E qui si scatenano i vari esperti, con tre versioni principali: c’è chi dice che l’assetto non deve cambiare e che basta arretrare Chiesa al posto di Lirola per far posto ad una punta, soluzione che non credo passi nella testa dell’allenatore, perché vorrebbe dire una specie di “rimpasto” e non certo un “obiettivo da raggiungere gradualmente”. Fra l’altro si sacrificherebbe un giovane, strapagato, destinato a diventare un ottimo giocatore.
C’è poi chi crede che si debba togliere uno fra Badelj e Pulgar (il croato è la vittima preferita di chi asserisce questa tesi), ma non mi convince, perché vorrebbe dire arretrare Castrovilli in mediana, stravolgendone le sue caratteristiche (sarebbe semmai lui, come logica, a dover uscire, ma non è immaginabile togliere il giocatore che ha il miglior rendimento di tutti!).
C’è infine chi sostiene che si debba tornare alla difesa a 4, dando per scontato che debba uscire Caceres, ma anche qui non sono per nulla convinto, perché Dalbert e Lirola terzini puri sono una vera scommessa.
Io non capisco cosa abbia in mente Montella, ma forse nella sua testa c’è l’idea di riportare la difesa a 4, schierando però Caceres sull’esterno e sacrificare a turno uno fra Dalbert e Lirola e creando una specie di difesa a 3 e mezzo che ricorda molto l’idea di Pioli, che utilizzava Milenkovic sulla destra.
Però così lo stesso serbo e anche Pezzella rischierebbero di avere un calo di rendimento e non so se sia il caso.
E se si rimanesse così?
In fondo i gol li facciamo, Ribery e Chiesa sono due attaccanti e Castrovilli gioca avanzato e si inserisce.
E poi voglio dire una cosa che può quasi sembrare una bestemmia: ma il francese a me piace più in questa posizione “fiorentina” che non da esterno come ha sempre giocato.
E a gennaio chi si compra?
Per me servono valide alternative a questi 11 intoccabili o quasi.
E me la giocherei così, perché siamo veramente forti.

La Viola è pronta

Ieri sera 2 settembre 2019 alle ore 22 è finalmente finito il calciomercato estivo.
La Fiorentina adesso è pronta e così mi è venuta la voglia di fare un’analisi della rosa e tutta una serie di considerazioni da fare su di essa.
Credo che Pradè sia il primo a rammaricarsi delle difficoltà che ha avuto a vendere quei giocatori che sono rimasti, ma che sono totalmente ai margini… sono anche convinto che lo avesse messo in conto: questa è dunque la priorità del prossimo mercato di riparazione, riuscire a cedere Dabo, Schetino, Cristoforo, Eysseric, Thereau.
Posto che Bobby Duncan debba essere valorizzato in Primavera e che secondo me anche Benassi andrebbe ceduto (qui però il discorso è più complicato, è un giocatore di un certo livello, comprato a 10 milioni), forse l’errore è stato quello di non aver ceduto in prestito a squadre che li avrebbero fatti giocare (serie B?) i due fortissimi giovani Montiel e Vlahovic, che a questo punto pare evidente che non troveranno spazio in una stagione dove si giocherà senza coppe.
Ho nominato 9 giocatori, alcuni sono esuberi, altri risorse future.
Il resto sono i 22 giocatori che per me rappresentano la squadra di quest’anno, divisa ovviamente in titolari e riserve.
Intanto il modulo: contrariamente alle indicazioni di Montella, mister peraltro in grande difficoltà (la partita di Genova lo dimostra e non ne azzecca una da anni), mi pare evidente che gli interpreti di questa rosa suggeriscano una difesa a tre e un centrocampo a due, con consegne molto meno “lascive” di quelle attualmente ordinate da un Montella che appare ancorato alle idee in una Fiorentina “tiqui-taka” che non esiste più, quella del possesso palla e dei centrocampisti di qualità.
Qui ci vuole un difensore centrale con i piedi buoni (Pezzella), due mediani veri che stiano davanti alla difesa a fare “filtro”, come si diceva un tempo e due esterni di centrocampo che in fase di non possesso palla si abbassino sulla linea dei difensori (del resto i nostri terzini titolari sono più attaccanti che difensori).
La squadra che aveva in mente l’Aeroplanino, secondo me, non esiste nel calcio di oggi, ti fanno a pezzi, non hai fase difensiva…
Ecco la mia idea: Dragowski, Milenkovic Pezzella Ranieri, Lirola Pulgar Badelj Dalbert, Chiesa Pedro Ribery. Squadra bis: Terracciano, Caceres Ceccherini Rasmussen, Venuti Zurkowski Castrovilli Terzic, Ghezzal Boateng Sottil.
Ho detto la mia, come al solito… vedremo

Leolandia

Ieri, 22 Agosto 2019, dopo 6 mesi esatti dal viaggio in treno per Gallipoli, Viola ne ha fatto un altro, sebbene stavolta in direzione nord (fino a Bologna, comunque, ha replicato!).
Eravamo soli, io e lei, le avevo promesso questa follia e sono riuscito a portarla a compimento.
E solo dopo 3 giorni del viaggio di ritorno dalla Calabria, quello in auto, però.
Un’esperienza devastante!
Tanta fatica, stare tutto il giorno fuori con una pur meravigliosa bambina di sei anni, restando completamente concentrato sia su di lei, sia sulle modalità per muoversi.
E’ stato complicato arrivare a destinazione, credo che quello sia un posto molto mal servito, dove se uno decide di andare con i mezzi pubblici è minimo un masochista.
Ancora più complicato è stato uscirne e riuscire a tornare a Milano a riprendere il treno senza perderlo: ce l’abbiamo fatta per un pelo.
Però che dire… sono sicuro che sarà una giornata che ricorderemo per sempre e anzi sono convinto che Viola abbia costruito ricordi indimenticabili: si è veramente divertita tantissimo e davvero la sua felicità era anche la mia.
Stare con lei è una cosa magica, una bambina che ti regala amore ed emozioni… tanto che stiamo già pensando di tornarci, organizzando però molto meglio sia i viaggi, sia la roba da portare.
E ancora più bello sarebbe partire già con una sua amica!
Quindi faccio un appello: non so quando (forse il prossimo anno, ormai?), chi vuole unirsi a noi è la benvenuta!

E ora?

E’ crisi di governo.
Forse era inevitabile, troppi problemi già a monte.
Mettere insieme due identità così diverse è stato un azzardo, ci sono cose che non hanno una “sintesi”, che non sono contrattualizzabili.
Il premier Conte è stato messo a fare il Premier perché trovasse sempre la soluzione diplomatica, il suo mestiere è stato perlopiù quello dell’equilibrista, del calmieratore.
Va bene il compromesso, per carità, ma uno dei cavalli di battaglia più importanti del M5S, ossia la sua identità NO-TAV, era a rischio fin dall’inizio.
Si sono inventati di tutto, a cominciare dalle fantomatiche analisi costi – benefici, quando una sola cosa dovevano dire: l’opera non si fa, punto e basta.
Non era possibile perché il governo non sarebbe andato avanti? Allora non doveva esserci questo governo.
E’ notorio che io simpatizzassi per il MoVimento e non ero per nulla scontento di vederli al governo, soprattutto senza il PD, che di questo Paese, in questo momento storico, per quanto mi riguarda, è il male assoluto.
Ma era obiettivamente troppo fragile appoggiarsi su un contratto di governo quando alcune differenze non erano sanabili.
Sapevo fin dal primo giorno che la questione TAV sarebbe stato un problema irrisolvibile, nonostante si trattasse solo di uno dei tanti argomenti importanti da affrontare e probabilmente nemmeno il più importante.
Con il senno del poi sarebbe stato meglio non andare al governo, ma fare opposizione.
Così il M5S ha perso gran parte del suo elettorato, io stesso non ho più voglia di fidarmi di loro… speriamo che mi passi.
Perché la fine di questo governo, secondo il mio pensiero, è stato sancito non dall’alleato nemico, ma dalle scellerate scelte compiute sulla questione TAV dal M5S nell’ultimo mese: prima l’autogol clamoroso con cui il governo, direttamente per bocca di Conte, dichiarava di andare avanti (e lì credo si sia gelato il sangue al 99% degli elettori M5S), poi ancora peggio quando si è “spostata la battaglia nel luogo naturale, che è il Parlamento”… Ma quando mai? Ma stiamo scherzando? Mi meraviglia in maniera allucinante che anche Beppe Grillo sia su questa lunghezza d’onda, anzi forse è stato proprio il fautore di tale assurdità.
Non si era mai vista una forza (forza?) di governo lottare in parlamento contro se stessa.
E’ evidente che è una totale presa per i fondelli (a Firenze si dice che hanno pestato la merda per mandar via il puzzo e adesso c’è merda dappertutto).
Sono con Perino tutta la vita, caro Beppe, hai preso una cantonata.
E, TAV a parte, il M5S si è completamente sputtanato, gettando alle ortiche tutte le cose per me positive che avrebbe portato avanti.
Sputtanato irrimediabilmente?
Non lo so, adesso sono frastornato, ho bisogno di tempo.
Diciamo che restano di gran lunga il “meno peggio” del panorama politico italiano, forse darò loro un’altra chance, ma inizio già ad essere pessimista.