Addio, Emiliano

Sono durate più di due settimane le speranze di ritrovare vivo Emiliano Sala, benché dentro di noi sapessimo già, senza accettarlo, che la realtà fosse un’altra.
Ci sarà modo anche di parlare dei tanti misteri che avvolgono questa drammatica vicenda, ma adesso è il momento di ricordare un ragazzo straordinario, amato da tutti, compagni, allenatori, persone che lo hanno incrociato.
Ancora non è passato un anno dalla morte di Astori, ferita ancora aperta… e adesso il calcio deve sopportare un’altra tragedia.
Avevo imparato a conoscerlo quando il Nantes era allenato da Claudio Ranieri, fresco di scudetto al Leicester e clamorosamente allontanato dalla società inglese.
Quando approdò in gialloverde, il coach romano iniziò il campionato trovandosi dopo poche giornate nelle prime posizioni della classifica francese, tanto che molti pensavano potesse riprovare a ripetere il miracolo anche in terra transalpina.
Non fu così, anche perché i canarini non avevano lo spessore tecnico per poter arrivare a tanto… in quel periodo mi divertivo spesso a vedere le partite che venivano trasmesse da Mediaset Premium, prima della sua scomparsa in favore di Sky.
E fu lì che iniziai a veder giocare colui che in molte gare tirava fuori dal cappello il gol partita.
Sala non era un campione come il suo compaesano Batistuta, al quale peraltro si ispirava, ma era comunque un grande realizzatore, forte fisicamente e con un grande fiuto del gol.
Non è un caso che dalla Premier avessero pensato a lui tirando fuori ben 17 milioni di euro.
Alla Fiorentina lo avrei visto molto bene, tanto per dire… nel Nantes era indiscutibilmente il giocatore più forte e maggiormente rappresentativo.
Non riesco a crederci, quando entri in un mondo come quello del calcio, dove le facce diventano familiari, dove ogni giocatore viene riprodotto dai giochini, dove davvero sembra di essere in una grande famiglia, quando qualcuno se ne va, così poi!, è veramente un grande dolore.
E un altro pezzetto di talento che non c’è più.

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Ricordi e dolore

Oggi, come ogni anno, sono andato a trovare tutte le persone a me care e che non ci sono più.
Ogni anno dedico pochi minuti ai ricordi e al dolore più profondo, ben sapendo che vivere questa intima esperienza è un qualcosa di terribile ma anche desiderato.
Perché le emozioni hanno bisogno di uscire, di essere vissute e un po’ di scombussolamento viene in qualche modo ripagato da un senso di pace, un po’ come se un pezzettino di quel dolore vissuto negli anni fosse uscito via per sempre.
Il turbinio di pensieri, lacrime, dolore vero, da una parte è un qualcosa di intimo e solo mio e sembra grandissimo e “unico”, mentre dall’altra parte, a freddo, è senz’altro un qualcosa che ci accomuna tutti.
E alla fine sento uno stridore incredibile fra la grandezza di certe emozioni e la banalità di essere più o meno quelle di ogni essere vivente.
Eppure non esiste alcuna possibilità di condivisione, anche provandoci: ognuno vive il proprio dolore, i propri ricordi, le proprie emozioni.
E in qualche modo siamo soli.
Soli.
Sempre soli, in mezzo a miliardi di solitudini.

Gilet jaunes

Sono più di due mesi che la Francia è messa a fuoco dalle proteste dei “Gilet gialli”, che non sono pericolosi terroristi, ma normalissima gente che vive nel paese transalpino, uomini, donne, persone comuni che, evidentemente vessate da politiche sconsiderate, hanno deciso di dire basta.
E le loro proteste non accennano a diminuire, perché non arriva alcuna risposta soddisfacente da parte del governo e in particolare da quel Macron che è ritenuto maggior responsabile dei loro problemi e di cui vengono chieste a gran voce le dimissioni.
In un paese normale tali proteste sarebbero ascoltate, ci sarebbe il tentativo di un dialogo o, nei casi peggiori, la loro rappresentanza politica farebbe opposizione in parlamento e si metterebbe contro al Potere.
Se in Francia non sta accadendo niente di tutto ciò, e non sta accadendo, significa solo che non esiste una forza politica che accolga le istanze di queste migliaia e migliaia di lavoratrici e lavoratori, famiglie, etc.
Significa che lo scollamento fra politica e popolo è senza ritorno.
E si sta parlando di uno dei Paesi teoricamente più virtuosi.
Ben venga dunque la nascita di un nuovo soggetto politico, evidentemente mancante.
E, se tutti vogliamo si torni alla normalità, occorre che qualcuno all’interno del Partito Unico Francese (lo stesso che esisteva in Italia fino a pochi anni fa e che esiste un po’ in tutta Europa) provi a rompere questa follia reazionaria in cui siamo piombati.

Naso libero

Ho vissuto il mio passato politico a sentire la frase “turiamoci il naso”.
Lo dicevano i democristiani non convinti, che si turavano il naso per tenere a bada i comunisti.
Lo dicevano quelli di sinistra che votavano gente sempre più lontana dalle loro idee.
Lo dicevano i moderati quando votavano Berlusconi.
Poi è arrivato il MoVimento e qualcuno finalmente ha ricominciato ad avere il naso libero.
Io sono tra questi, naturalmente, pur pronto a nuove future delusioni.
Adesso i “miei” sono al governo, ma naturalmente non hanno avuto la possibilità di portare avanti integralmente i loro progetti politici: sono stati costretti al compromesso con qualcuno, in questo caso con la Lega.
Beninteso, per certi versi si può anche dire che meglio del PD c’è tutto.
E Salvini si è mostrato anche molto leale e questo gli va indubbiamente riconosciuto.
Adesso però siamo tornati a doverci “turare il naso”, inevitabilmente… cosa che volevo dimenticare e che non tollero più.
Ci sono troppe differenze, non è più possibile andare avanti così, questo per quanto mi riguarda: vi sono alcuni passaggi inaccettabili nel famoso “decreto sicurezza”, spiegati benissimo dall’ottimo Marco Travaglio, che ipotizza persino un po’ di malafede in chi l’ha ideata (lui sostiene che Salvini non voglia davvero togliere gli irregolari dalle strade, ma anzi aumentarli, in modo che ci sia sempre una base di gente scontenta che cerca le sue politiche “rigide”).
E adesso il TAV, per non parlare di altro.
Lo dico subito, non accetterei mai che un governo pentastellato dia il via libera al TAV.
C’è un limite a tutto, adesso basta.
Salvini vada nelle sue piazze sì-tav e il M5S metta ogni veto a questa follia inutile, costosa e dannosa.
Basta.
Voglio il naso libero

Ultras

Ho una sensazione che mi pervade e che ho voglia di trasferire attraverso questo post.
Essa è corroborata anche dalla pur poca esperienza maturata nel corso degli anni, fatta frequentando lo stadio di Firenze e ogni tanto qualche altro stadio dove la Fiorentina giocava.
Io credo che vi sia un legame indissolubile fra la decadenza del tifo, che sta diventando sempre più covo di malviventi, mafiosi, fascisti e via dicendo, e la tecnologica modernità della società attuale: oggi ci sono i cellulari, i social, la comodità in ogni situazione, un tempo c’erano le “compagnie”, i gruppi, gli amici che coltivavano la loro amicizia vedendosi e scambiando parole, gesti, sorrisi.
Lungi da me esprimere il concetto che “ai miei tempi si stava meglio”: la mia vuole solo essere una analisi, magari errata, del perché oggi il mondo ultrà sia diventato un qualcosa di ingestibile e inaccettabile (per quanto non sia tanto peggio di altre espressioni altrettanto censurabili di altre zone della nostra società, a cominciare dal luogo dove dovrebbe esserci un comportamento illuminato, ossia il Parlamento, diventato sempre più una corrida).
Il punto è che prima gli ultras, che magari vivevano anche di “codici d’onore” assomiglianti al mondo del cameratismo, ma che comunque erano animati dalla loro passione – che spesso è pure esplosa in violenze inaccettabili, avevano un comportamento tranquillamente accettabile all’interno del contesto calcistico.
Si sapeva che c’erano partite un po’ più a rischio di altre, spesso c’era qualche scazzottata, a volte di peggio, ma non c’era l’idea di una degenerazione senza ritorno, come invece è adesso.
Nella mia storia di tifoso viola, ho visto con i miei occhi il passaggio di consegne da personaggi di grande carisma, fino a vere e proprie teste di cazzo: e ho visto il tifo organizzato diventare covo di deficienti senza un minimo valore, neanche sportivo (magari alla fine neanche gliene importa qualcosa di ciò che fa la loro squadra del cuore).
E in mezzo a questo squallore (Il “Pompa”, per intenderci, pur non avendo studiato a Cambridge, era uno che soffriva davvero per la Fiorentina, quella in fondo è l’essenza vera degli Ultras), non potevano non infiltrarsi movimenti di qualunque natura, dalle destre più estreme, che si sono approfittate dell’ignoranza totale e della mancanza di personalità ed intelligenza dei nuovi protagonisti, alla criminalità organizzata che ha capito che controllare le curve all’interno di un gioco così ricco come il calcio sarebbe stato un investimento vincente.
Oggi la gente ha un’intelligenza media pari a quella di un bit e di conseguenza tutto ciò che compone la nostra società: le zone potenzialmente più pericolose sono fuori controllo e non poteva essere altrimenti.

Luci in cielo

La “Cometa di Natale” si avvicina alla Terra e, nonostante i milioni di chilometri di distanza, è vicina come quasi mai nella storia, al punto che in questi giorni sarà visibile a occhio nudo e sarà brillantissima.
Pare sia uno spettacolo meraviglioso, da gustare però lontano dalle luci della città.
Purtroppo la Luna attenuerà la sua bellezza: forse per un attacco di gelosia, proprio in questi giorni Lei diventerà piena e la sua luce offuscherà quella della cugina ospite.
Occorrerà dunque attendere che torni più piccola, per permettere agli osservatori di vedere la Cometa, anche se per poco tempo, nelle ore del tramonto.
Bellezza e fantasia danzano nell’universo, a noi l’onore di coglierle con occhi e cuore.

Le donne

E’ molto tempo che voglio scrivere sull’argomento, ma i nostri amici di Wind ci hanno tolto la possibilità di avere internet in casa per tre settimane.
Alla fine mi ritrovo a fare questo post proprio oggi, giornata contro la violenza sulle donne.
Potremmo parlare anche delle persone più deboli in genere, quindi per esempio i bambini o i portatori di handicap, categorie che rappresentano spesso bersaglio dei vari vigliacchi sparsi nel mondo, gente che usa violenza su chi non può che subirla: è la storia di sempre, forti con i deboli e sicuramente deboli con i forti.
Vigliaccheria, ma anche cattiveria senza giustificazione alcuna.
Sulle donne però c’è di più: alcune civiltà (civiltà???) reputano le donne come un supplemento se non un oggetto o, nel migliore dei casi, come un essere inferiore che deve ubbidire ai voleri del maschio.
Istituzionalmente e culturalmente parlando, s’intende.
E’ ovvio che io sono d’accordo sul condannare questo, però noi viviamo in occidente, in un paese comunque che dovrebbe essere “migliore” sotto certi aspetti, e invece sono sempre più convinto che non sia affatto così.
Se è vero che alcuni individui vengono da noi e pretendono di far valere le loro leggi, è anche vero che noi dovremmo fare un’ampia analisi di quello che siamo, che diciamo, che facciamo.
Uomini e donne, tutti quanti.
La donna occidentale ed “evoluta” è spesso considerata una persona “da giudicare” e la platea dei censori molto spesso è fatta di donne, oltre che di uomini.
Ho sentito spesso persone anche per bene, anche intelligenti, anche insospettabili, fare ragionamenti totalmente fuori luogo: quella come si veste, come va in giro, quell’altra ha un bambino piccino e fa questo e quello, quella esce la sera invece di pensare alla casa, etc.
La donna deve fare la mamma, deve fare la casalinga, deve essere sempre tutta d’un pezzo.
Figuriamoci chi dovesse essere in difficoltà, avere bisogno di aiuto o problemi di adattamento a qualunque situazione: “ai miei tempi ci si tirava su le maniche e via”, “guarda quella, sempre al cellulare, secondo me ha l’amante”.
Donne e uomini.
Anzi forse addirittura più donne che uomini.
Che preparano il campo alla giustificazione dell’atto violento, quando esso arriva.
La società nostra è profondamente malata.
La donna non è nemmeno vicina a godere del diritto più importante che possa avere: la libertà.