La Viola è pronta

Ieri sera 2 settembre 2019 alle ore 22 è finalmente finito il calciomercato estivo.
La Fiorentina adesso è pronta e così mi è venuta la voglia di fare un’analisi della rosa e tutta una serie di considerazioni da fare su di essa.
Credo che Pradè sia il primo a rammaricarsi delle difficoltà che ha avuto a vendere quei giocatori che sono rimasti, ma che sono totalmente ai margini… sono anche convinto che lo avesse messo in conto: questa è dunque la priorità del prossimo mercato di riparazione, riuscire a cedere Dabo, Schetino, Cristoforo, Eysseric, Thereau.
Posto che Bobby Duncan debba essere valorizzato in Primavera e che secondo me anche Benassi andrebbe ceduto (qui però il discorso è più complicato, è un giocatore di un certo livello, comprato a 10 milioni), forse l’errore è stato quello di non aver ceduto in prestito a squadre che li avrebbero fatti giocare (serie B?) i due fortissimi giovani Montiel e Vlahovic, che a questo punto pare evidente che non troveranno spazio in una stagione dove si giocherà senza coppe.
Ho nominato 9 giocatori, alcuni sono esuberi, altri risorse future.
Il resto sono i 22 giocatori che per me rappresentano la squadra di quest’anno, divisa ovviamente in titolari e riserve.
Intanto il modulo: contrariamente alle indicazioni di Montella, mister peraltro in grande difficoltà (la partita di Genova lo dimostra e non ne azzecca una da anni), mi pare evidente che gli interpreti di questa rosa suggeriscano una difesa a tre e un centrocampo a due, con consegne molto meno “lascive” di quelle attualmente ordinate da un Montella che appare ancorato alle idee in una Fiorentina “tiqui-taka” che non esiste più, quella del possesso palla e dei centrocampisti di qualità.
Qui ci vuole un difensore centrale con i piedi buoni (Pezzella), due mediani veri che stiano davanti alla difesa a fare “filtro”, come si diceva un tempo e due esterni di centrocampo che in fase di non possesso palla si abbassino sulla linea dei difensori (del resto i nostri terzini titolari sono più attaccanti che difensori).
La squadra che aveva in mente l’Aeroplanino, secondo me, non esiste nel calcio di oggi, ti fanno a pezzi, non hai fase difensiva…
Ecco la mia idea: Dragowski, Milenkovic Pezzella Ranieri, Lirola Pulgar Badelj Dalbert, Chiesa Pedro Ribery. Squadra bis: Terracciano, Caceres Ceccherini Rasmussen, Venuti Zurkowski Castrovilli Terzic, Ghezzal Boateng Sottil.
Ho detto la mia, come al solito… vedremo

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Leolandia

Ieri, 22 Agosto 2019, dopo 6 mesi esatti dal viaggio in treno per Gallipoli, Viola ne ha fatto un altro, sebbene stavolta in direzione nord (fino a Bologna, comunque, ha replicato!).
Eravamo soli, io e lei, le avevo promesso questa follia e sono riuscito a portarla a compimento.
E solo dopo 3 giorni del viaggio di ritorno dalla Calabria, quello in auto, però.
Un’esperienza devastante!
Tanta fatica, stare tutto il giorno fuori con una pur meravigliosa bambina di sei anni, restando completamente concentrato sia su di lei, sia sulle modalità per muoversi.
E’ stato complicato arrivare a destinazione, credo che quello sia un posto molto mal servito, dove se uno decide di andare con i mezzi pubblici è minimo un masochista.
Ancora più complicato è stato uscirne e riuscire a tornare a Milano a riprendere il treno senza perderlo: ce l’abbiamo fatta per un pelo.
Però che dire… sono sicuro che sarà una giornata che ricorderemo per sempre e anzi sono convinto che Viola abbia costruito ricordi indimenticabili: si è veramente divertita tantissimo e davvero la sua felicità era anche la mia.
Stare con lei è una cosa magica, una bambina che ti regala amore ed emozioni… tanto che stiamo già pensando di tornarci, organizzando però molto meglio sia i viaggi, sia la roba da portare.
E ancora più bello sarebbe partire già con una sua amica!
Quindi faccio un appello: non so quando (forse il prossimo anno, ormai?), chi vuole unirsi a noi è la benvenuta!

E ora?

E’ crisi di governo.
Forse era inevitabile, troppi problemi già a monte.
Mettere insieme due identità così diverse è stato un azzardo, ci sono cose che non hanno una “sintesi”, che non sono contrattualizzabili.
Il premier Conte è stato messo a fare il Premier perché trovasse sempre la soluzione diplomatica, il suo mestiere è stato perlopiù quello dell’equilibrista, del calmieratore.
Va bene il compromesso, per carità, ma uno dei cavalli di battaglia più importanti del M5S, ossia la sua identità NO-TAV, era a rischio fin dall’inizio.
Si sono inventati di tutto, a cominciare dalle fantomatiche analisi costi – benefici, quando una sola cosa dovevano dire: l’opera non si fa, punto e basta.
Non era possibile perché il governo non sarebbe andato avanti? Allora non doveva esserci questo governo.
E’ notorio che io simpatizzassi per il MoVimento e non ero per nulla scontento di vederli al governo, soprattutto senza il PD, che di questo Paese, in questo momento storico, per quanto mi riguarda, è il male assoluto.
Ma era obiettivamente troppo fragile appoggiarsi su un contratto di governo quando alcune differenze non erano sanabili.
Sapevo fin dal primo giorno che la questione TAV sarebbe stato un problema irrisolvibile, nonostante si trattasse solo di uno dei tanti argomenti importanti da affrontare e probabilmente nemmeno il più importante.
Con il senno del poi sarebbe stato meglio non andare al governo, ma fare opposizione.
Così il M5S ha perso gran parte del suo elettorato, io stesso non ho più voglia di fidarmi di loro… speriamo che mi passi.
Perché la fine di questo governo, secondo il mio pensiero, è stato sancito non dall’alleato nemico, ma dalle scellerate scelte compiute sulla questione TAV dal M5S nell’ultimo mese: prima l’autogol clamoroso con cui il governo, direttamente per bocca di Conte, dichiarava di andare avanti (e lì credo si sia gelato il sangue al 99% degli elettori M5S), poi ancora peggio quando si è “spostata la battaglia nel luogo naturale, che è il Parlamento”… Ma quando mai? Ma stiamo scherzando? Mi meraviglia in maniera allucinante che anche Beppe Grillo sia su questa lunghezza d’onda, anzi forse è stato proprio il fautore di tale assurdità.
Non si era mai vista una forza (forza?) di governo lottare in parlamento contro se stessa.
E’ evidente che è una totale presa per i fondelli (a Firenze si dice che hanno pestato la merda per mandar via il puzzo e adesso c’è merda dappertutto).
Sono con Perino tutta la vita, caro Beppe, hai preso una cantonata.
E, TAV a parte, il M5S si è completamente sputtanato, gettando alle ortiche tutte le cose per me positive che avrebbe portato avanti.
Sputtanato irrimediabilmente?
Non lo so, adesso sono frastornato, ho bisogno di tempo.
Diciamo che restano di gran lunga il “meno peggio” del panorama politico italiano, forse darò loro un’altra chance, ma inizio già ad essere pessimista.

The untouchables

Anni ’80, ero giovane: fra i tanti film del mio attore preferito, Kevin Costner, vidi per la prima volta Gli Intoccabili, inconfondibile regia di Brian De Palma, cast di attori straordinari, un cult.
Il titolo è chiaramente fuorviante, la morte arriva e alla fine tutto si può dire fuorché i nostri eroi fossero intoccabili, ma così si sentivano quando hanno iniziato la loro avventura e quella sensazione fu il motore delle loro imprese.
Alla fine in qualche modo il risultato arriva, del resto è storia, anche se quello è solo un film.
Nella realtà italiana avevamo anche noi un pool di persone straordinarie che a me ricorda le gesta di Sean Connery o Andy Garcia, era formato tra gli altri da Giovanni Falcone e Salvatore Borsellino: il capo del pool antimafia era un giudice siciliano trapiantato in Toscana e fiorentino di adozione, persona straordinaria.
Come tutti sanno lui si chiamava Antonino Caponnetto, che sostituì Rocco Chinnici, assassinato dalla malavita organizzata: sapevano bene tutti loro che lottare contro la mafia voleva dire lottare contro tutto e tutti, sapevano che il loro nemico si era infiltrato fra le mura amiche e che la partita da giocare era difficilissima, eppure forse erano animati da un senso della giustizia e del dovere che andavano oltre.
Chi gliel’ha fatto fare, si potrebbe pensare: erano davvero eroi e forse anche loro, almeno all’inizio, si sentivano intoccabili.
Poi lo Stato / Mafia colpì e uccise.
Quando Caponnetto fu trasferito sapeva che il fidato Falcone avrebbe preso il suo posto e invece la longa manus eliminò il suo piano e a capo del pool fu messo tal Meli, inizio di una strategia di sabotaggio che culminò nella totale decapitazione del glorioso pool che, fra le altre cose, attraverso il pentito Buscetta, aveva potuto istruire l’ormai celeberrimo maxiprocesso.
Quando 27 anni e due giorni fa in via D’Amelio venne ucciso, dopo Falcone, anche Borsellino, Caponnetto disse “E’ finito tutto…”, ma più delle parole colpì la sua espressione disperata e persa nel vuoto.
Poi se ne pentì, ma il suo pentimento fu sicuramente dovuto più al suo senso del dovere che non ad una reale convinzione: troppo sincera fu quell’espressione, segnale di una sconfitta irrimediabile, al contrario di ciò che accadde nel film di De Palma.
Ieri pensavo a tutto questo quando ho appreso della morte di Francesco Saverio Borrelli: tutta un’altra storia, completamente diversa, il capo di un altro pool di persone per bene, anche se le mille polemiche di quegli anni ’90 in fondo non hanno ancora cessato di placarsi.
Italia.

Rocco e nostalgia

Un grande entusiasmo sta avvolgendo la nuova Fiorentina a stelle e strisce in salsa calabra: Rocco fa sognare, perché porta passione e soldi, facendo capire che ha tutta l’intenzione di fare le cose per bene e di riportare i viola in situazioni molto più piacevoli per chi la ama.
L’ambizione non manca e nemmeno l’intelligenza, quella che deve avergli suggerito di ricreare un ambiente molto più “nostrano” e popolare: Antognoni avrà un ruolo importante, poi si parla di Batistuta, così come si era ventilata l’ipotesi di un ritorno di Rui Costa.
Le caselle che contano si stanno per riempire e anche qui si pesca nel passato, con il grande ritorno di Daniele Pradè e la ricostituzione della coppia con Montella.
Io sono contagiato dall’entusiasmo e sono felice e pieno di sogni e di speranze.
Nonostante tutto mi viene voglia, almeno su un argomento, di andare contro corrente: tornando indietro nel tempo più recente c’è un personaggio che è stato amato poco, meno di quanto avrebbe meritato (anche probabilmente per colpa del suo carattere) e soprattutto è stato sottovalutato in maniera clamorosa.
Sto parlando di Paulo Sousa, colui che ha fatto esordire Chiesa quando tutti pensavano fosse impazzito, colui che ha dato un ruolo a Bernardeschi che, grazie anche a lui, è diventato un giocatore importante.
Colui che ha rigenerato Ilicic, che oggi è uno dei veri mattatori di quell’Atalanta arrivata in Champions League.
Colui che ha rivoluzionato tatticamente il calcio moderno introducendo il doppio modulo, a seconda che si giochi in fase di possesso o meno.
Prima di lui quasi nessuno capiva cosa fossero le transizioni.
La Fiorentina di Paulo Sousa aveva un’identità di gioco precisa e dominava le partite in maniera eclatante, pur con l’handicap di un gap da riempire fra la forza del proprio organico e quella degli avversari.
Ieri ho visto l’Italia di Mancini giocare con la difesa a tre e mezzo, oggi quasi tutti praticano ciò che lui ha letteralmente inventato quando si trovava in riva all’Arno.
Per come vedo il calcio io, Sousa meriterebbe di essere riabilitato dall’opinione pubblica e anche in maniera pesante.
Ma probabilmente non importerebbe nemmeno a lui.
Forse.

Fine di un’era, seconda parte

Il bilancio di 17 anni di Fiorentina targata Della Valle è in grande perdita: nessun trofeo conquistato.
Questo fa da contraltare ad alcune belle stagioni accennate nel post precedente.
Stesso dicasi per la gestione del club, da una parte oculata (contro le follie contabili del precedente proprietario), dall’altra piena di figuracce assurde, inimmaginabili per chi dovrebbe essere un esempio di organizzazione.
Ne cito solo tre, forse le più clamorose, di una lunga serie: l’acquisto di Berbatov a cui fu pagato il volo che mai prese, quello di Milinkovic Savic, arrivato in sede a non firmare e l’orripilante vicenda Salah per cui ci ridono ancora dietro.
Ma il problema maggiore è stata la totale incapacità di comunicare: comunicati deliranti, nessuna “discesa” verso i propri tifosi, nessun tentativo di vivere la città, di capire la gente, di “abbassarsi” alla passione condivisa.
E poi le liti con gli allenatori, da Prandelli a Montella a Sousa a Pioli.
Il caso Montella è stato incredibile, licenziato in tronco con un comunicato che non si riserva nemmeno al peggior nemico: prassi vuole che per scritto si ringrazi del lavoro svolto e si auguri di trovare fortuna altrove, in questo caso addirittura si trattava di licenziare uno che alla Fiorentina aveva fatto bene davvero, anzi benissimo.
E l’averlo ripreso senza che nessuno abbia capito il motivo forse è stato il modo di riparare a quello scempio, chissà.
Per quanto mi riguarda, però, il momento peggiore è stato quando la Fiorentina, avviata verso un volontario ridimensionamento, si è ritrovata attraverso il brillante girone di andata del primo anno di Paulo Sousa, addirittura nella zona di classifica dove alloggiano coloro che lottano per lo scudetto.
Chissà, avrebbe potuto manifestarsi una sorta di Leicester tricolore, invece accadde ciò che tutti sanno… l'”uomo nero” (cit. Pradè), Benalouane rotto preso il 31 gennaio, un mercato invernale che significava che ci stavamo sbagliando.
E da lì, e lo capimmo subito (ma non tutti, purtroppo), è iniziata la rovinosa discesa che ci ha portato fino a oggi.
Per fortuna mi sbagliavo, qualche settimana fa, quando scrissi che Diego Della Valle non avrebbe ceduto, ammissione di una sconfitta che pensavo non volesse ammettere.
Per fortuna siamo arrivati al cambio di testimone: speriamo bene.
Ma intanto era assolutamente necessario.
OEO

Per fortuna mi sbagliavo (OEO)

Ieri, 1 Giugno 2019, la Fiorentina ha ufficializzato l’imminente cessione degli attuali proprietari: la famiglia Della Valle se ne va, dopo 17 anni di storia viola.
E allora facciamo un breve bilancio di questo periodo: all’inizio grande entusiasmo e grande gioia, condivisa.
Il popolo viola, stremato dalle vicende cecchigoriane e dal fallimento sportivo che poteva determinare l’uscita di scena dal pallone che conta, si ritrovò con una delle famiglie più potenti d’Italia e poté trasformare le proprie paure in grandi speranze: si ripartì dalla C2 e, diciamolo, fu anche estremamente divertente, così come piaceva a tutti noi l’idea di ricominciare da capo e tornare là dove ci competeva attraverso vittorie in campionati minori.
Fu una bella cavalcata, infatti, anche se più breve del previsto: la scorciatoia che fu presa con l’ammissione diretta dalla C2 alla B non piacque ad alcuni di noi, nonostante tutti fossimo d’accordo sul fatto che la Fiorentina era stata comunque penalizzata oltremodo, al confronto per esempio con altre squadre che furono graziate per colpe ben superiori.
Forse per essere rientrati in serie A troppo velocemente, avemmo un inizio stentato che ci fece rischiare di retrocedere: erano gli anni di Calciopoli, la Fiorentina era vessata e malvista (basti ricordare i “cattivi pensieri” di Zoff).
Incredibilmente, invece, Calciopoli sancì che noi eravamo carnefici e non vittime, forse solo per una questione di grande ingenuità.
Quello fu il primo colpo per i nostri proprietari, coinvolti in accuse infamanti e quasi totalmente infondate.
Ma loro non si persero d’animo e, grazie al passo in avanti del fratello minore Andrea, iniziarono ad investire nella Fiorentina, creando una squadra davvero bella: erano gli anni di Prandelli, della Champions e del bel gioco.
Purtroppo l’ulteriore salto in avanti non era possibile senza modificare qualche regola, cosa che il Palazzo non consentì mai alla famiglia marchigiana.
Che dunque decise di tentare la carta del business cittadino: un impianto sportivo di proprietà, con annesse attività commerciali, alberghi, campi di allenamento, etc. etc., una vera e propria “cittadella” che fu disegnata con l’ormai celebre nuvola di Fuksas.
Dopo Calciopoli, la famiglia Della Valle stava per prendere la seconda grande scoppola: quel progetto di 11 anni fa è ancora in attesa di essere messo in pratica.
Diego Della Valle, ormai arresosi alle invincibili burocrazie della politica (e agli ostacoli di qualche imprenditore fiorentino in odore di massoneria), si fece da parte per sempre, almeno riguardo all’immagine pubblica.
Forse già in quel momento era venuta l’idea di uscire dal calcio.
Ma ci fu un’ultimo tentativo: il fratello Andrea voleva continuare, gli piaceva, si era appassionato davvero e aveva coinvolto anche suo figlio.
Nacque così l’idea di provarci lo stesso e fu lì che la Fiorentina iniziò a fare investimenti oltre le proprie possibilità scommettendo su un ritorno economico dovuto alle sperate vittorie.
Dopo aver ricostruito la squadra con giocatori di grande spessore tecnico (erano gli anni di Montella e del tiki-taka nostrano), la Fiorentina prese lo sfortunato campione Pepito Rossi infortunato, con la speranza di riaverlo sano e al top in pochi mesi e soprattutto riuscì a convincere quello che allora era uno dei più forti attaccanti al mondo a venire a giocare con la maglia viola: Mario Gomez.
L’operazione Gomez, nel nostro piccolo, era tipo quella di CR7 alla Juve: cartellino strapagato, ingaggio faraonico, sponsor che ne coprivano in parte l’uscita.
Dopo un inizio promettente, però, la Fiorentina di Della Valle stava per subire il terzo e definitivo colpo alle speranze di un rilancio: Pepito Rossi subì un altro grave infortunio e non riuscì più a tornare quello che era, mentre il campione tedesco, infortunatosi pure lui per lungo tempo, subì una involuzione imprevedibile per cui non riuscì più ad esprimersi a livelli appena soddisfacenti, al punto che gli sponsor scomparvero in men che non si dica, costringendo la Fiorentina a liberarsene addirittura regalandolo.
Il dopo è storia recente: l’autofinanziamento, l’inevitabile ridimensionamento, le contestazioni dei tifosi, la cessione che sta per avvenire.
Con un solo, imprevedibile, sussulto: la prima Fiorentina di Paulo Sousa.
Ma di questo e degli orrori dellavalliani che giustificano il titolo di questo post scriverò in seguito.