Le donne

E’ molto tempo che voglio scrivere sull’argomento, ma i nostri amici di Wind ci hanno tolto la possibilità di avere internet in casa per tre settimane.
Alla fine mi ritrovo a fare questo post proprio oggi, giornata contro la violenza sulle donne.
Potremmo parlare anche delle persone più deboli in genere, quindi per esempio i bambini o i portatori di handicap, categorie che rappresentano spesso bersaglio dei vari vigliacchi sparsi nel mondo, gente che usa violenza su chi non può che subirla: è la storia di sempre, forti con i deboli e sicuramente deboli con i forti.
Vigliaccheria, ma anche cattiveria senza giustificazione alcuna.
Sulle donne però c’è di più: alcune civiltà (civiltà???) reputano le donne come un supplemento se non un oggetto o, nel migliore dei casi, come un essere inferiore che deve ubbidire ai voleri del maschio.
Istituzionalmente e culturalmente parlando, s’intende.
E’ ovvio che io sono d’accordo sul condannare questo, però noi viviamo in occidente, in un paese comunque che dovrebbe essere “migliore” sotto certi aspetti, e invece sono sempre più convinto che non sia affatto così.
Se è vero che alcuni individui vengono da noi e pretendono di far valere le loro leggi, è anche vero che noi dovremmo fare un’ampia analisi di quello che siamo, che diciamo, che facciamo.
Uomini e donne, tutti quanti.
La donna occidentale ed “evoluta” è spesso considerata una persona “da giudicare” e la platea dei censori molto spesso è fatta di donne, oltre che di uomini.
Ho sentito spesso persone anche per bene, anche intelligenti, anche insospettabili, fare ragionamenti totalmente fuori luogo: quella come si veste, come va in giro, quell’altra ha un bambino piccino e fa questo e quello, quella esce la sera invece di pensare alla casa, etc.
La donna deve fare la mamma, deve fare la casalinga, deve essere sempre tutta d’un pezzo.
Figuriamoci chi dovesse essere in difficoltà, avere bisogno di aiuto o problemi di adattamento a qualunque situazione: “ai miei tempi ci si tirava su le maniche e via”, “guarda quella, sempre al cellulare, secondo me ha l’amante”.
Donne e uomini.
Anzi forse addirittura più donne che uomini.
Che preparano il campo alla giustificazione dell’atto violento, quando esso arriva.
La società nostra è profondamente malata.
La donna non è nemmeno vicina a godere del diritto più importante che possa avere: la libertà.

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Non ci meritiamo nulla

Il popolo italiano ha vissuto decenni di lamentele, più che giustificate, sul malgoverno che i vari governi hanno prodotto: tasse su tasse, manovre sanguinose, pensioni da fame e, dall’altra parte della bilancia, pensioni da nababbi, privilegi a non finire e auto-aumenti trasversali di stipendi.
La cosa si è acuita quando l’Italia ha dovuto rientrare nei parametri economici imposti dall’UE per mantenere alcuni equilibri fondamentali: da ciò sono nate una depressione economica permanente, crisi, fallimenti, disoccupazione.
Tutte conseguenze a cui qualcuno ha cercato di porre piccoli rimedi attraverso politiche da “toppa”, tipo piccole e inutili agevolazioni fiscali o assunzioni a tempo che hanno creato un mondo di precari senza prospettive.
Oggi al governo esiste una forza politica, il M5S, che sta cercando di rimettere a posto tutta una serie di cose: purtroppo ha un grande punto debole, ossia vuole “forzare” la regola secondo la quale chi ci governa è il nostro specchio.
Sono consapevole di questo limite di base, ma sono anche convinto che la situazione sia diventata talmente grave che adesso sia necessario anche ricorrere a questa forzatura, per approdare a scenari meglio gestibili.
Ma oggi ho l’impressione che sia tutto inutile: dopo manovre in cui dovevamo frugare nelle nostre tasche vuote o arrenderci alla mancanza di un futuro o rinunciare ad ogni velleità imprenditoriale, adesso che si parla di soldi in entrata, anziché in uscita, tutta la gente si lamenta lo stesso e anzi ancor di più – senza peraltro motivi apparenti, visto che molti non vogliono sforare il deficit al 2,4% senza neanche sapere di cosa stiano parlando.
Addirittura c’è ironia sui bonus per chi ha più figli, magari fatta da chi si lamentava con il governo che non agevolava politiche familiari.
E niente, non ci si può fare, è tutto inutile.
Amici miei a 5 stelle, lasciate perdere.
Non ci meritiamo nulla

I preservativi

Per scrivere i concetti che ho in mente sull’argomento, devo prima fare due premesse: la prima è che personalmente l’articolo non mi piace molto, nel senso che preferisco ove possibile non usarlo (ma credo sia una cosa abbastanza normale).
La seconda invece riguarda il mio assoluto favore a quel sacro senso di proibito, quella piccola intima sensazione di fare una cosa trasgressiva, una sorta di “peccatuccio”, una cosa che se presente con buon senso, ironia, giocosità, non è altro che la benvenuta.
Al netto di tali precisazioni, trovo che sia assolutamente vergognoso che oggi siamo ancora a trattare l’argomento-profilattico con un approccio così culturalmente sbagliato: vedi gente al supermercato che li compra e li nasconde perché si vergogna di averli messi nel carrello o che si gratta nervosamente mentre la commessa li passa al codice a barre; altri che se ne vergognano al punto di rinunciare a comprarli, altri che addirittura li ritengono un qualcosa di immorale.
Io stesso mi sento condizionato da queste cose e a volte inconsciamente mi sento a disagio in alcune situazioni e tale pensiero mi dice molto su quanto tutti noi siamo intrisi di questa cultura moralista, perbenista e bacchettona.
I preservativi, invece, dovrebbero essere pubblicizzati mille volte di più, dovrebbero essere oggetto di campagne mediatiche favorevoli anche a livello istituzionale.
Dovrebbero essere sponsorizzati fin dalle scuole e dovrebbero essere di facile accesso ovunque e magari a prezzi molto più bassi.
Essi sono la salvezza per evitare il contatto non protetto in molte situazioni della vita di tutti e di tutte e può salvare la vita o almeno evitare di contrarre malattie.
Poi mette a riparo quasi totalmente anche da gravidanze indesiderate.
In entrambi i casi – e la doppia funzione è quanto mai opportuno sottolinearla – essi rappresentano uno degli strumenti migliori a disposizione delle persone.
Basterebbe così poco per non essere costretti a trovarsi in situazioni disperate… ma di questo non si parla mai, figuriamoci… il nostro bel paese è più impegnato in altri tipi di prevenzione, molto meno utili, poi ci si dimentica di quella davvero importante, che coinvolge praticamente tutti.
Salvo, come al solito, cercare soluzioni dopo, quando il problema ormai si è creato.

Buco nero

E’ soprattutto grazie alla genialità e al grande lavoro svolto da Stephen Hawking, se oggi conosciamo alcune cose relative ai buchi neri, questi misteriosi divoratori di materia che si aggirano nell’universo.
I buchi neri sono stati stelle, un tempo.
Che poi si sono “spente” e hanno iniziato un percorso di “contrazione” su se stesse, fino a diventare talmente dense che la luce, che prima veniva “prodotta”, non riesce più ad uscire in quanto hanno una forza di gravità potentissima.
Come noto, la luce ha una velocità che non può essere superata, per cui se nemmeno lei riesce a “liberarsi” dalla morsa del buco nero, significa che assolutamente nulla, nessuna materia, può uscire da lì.
Cosa significa tutto questo?
Come si sa, la differenza fra scienza e filosofia, quando ci addentriamo su cose così “astratte” e lontane, si fa sempre più sottile.
Dove finisce questa materia?
Come possono questi mostri non distruggere tutto ciò che incontrano?
L’impressione è che molte cose ancora non siano note né comprensibili: c’è in gioco il concetto di tempo e di “direzione” temporale, un tema caro all’uomo che, notoriamente, non riesce ad accettare che non si possa “tornare indietro”.
Ci piace immaginare questa roba come fosse una sorta di “macchina del tempo”: certamente la realtà (ma cos’è la realtà?) sarà sicuramente molto diversa da quella disegnata dalle nostre fantasie e dalle nostre speranze.
Eppure qualcosa del genere, davvero, deve esserci… non esistono risposte, sennò, alle mille domande esistenziali che ci poniamo.
E un buco nero dopo cosa diventa? “Mangia” tutto ciò che trova? E poi?
E l’universo può morire? E rinascere? E c’è una “porta” altrove? E l’antimateria?
Non possiamo impazzire, ma solo divertirci a cercare di capire ciò che non potremo mai capire e dire la nostra… tanto su queste cose ognuno può avere ragione.

APP

No, non mi riferisco al termine moderno app, abbreviazione di applicazione, di cui tutti parlano giornalmente, ma al Progetto di Alan Parsons.
The Alan Parsons Project, ovvero uno dei gruppi musicali che mi hanno deliziato maggiormente, nato dall’idea dell’ingegnere del suono dei Pink Floyd, che ha incontrato una delle menti musicalmente più creative.
Alan Parsons ed Eric Woolfson.
Il progressive rock a base di canzoni musicalmente curate dall’alchimista Parsons, all’interno di vere e proprie opere a tema, il tutto da studio, con l’ausilio di musicisti e cantanti “di passaggio” che, di volta in volta, hanno interpretato le loro canzoni.
Io ho particolarmente apprezzato la meravigliosa voce di Lenny Zakatek, ma è impossibile non nominare quella Clare Torry, che in “The great gig in the sky”, celeberrima hit dei Pink Floyd, prestò la sua voce come fosse uno strumento musicale, in uno dei pezzi che hanno fatto la storia della musica rock.
Straordinari i pezzi di sola musica e bellissimo il disco “The turn of a friendly card”, il migliore in assoluto, in base ai miei gusti.
E’ con “Eye in the sky” che il Project, benché non si presentasse ancora mai dal vivo, si mostrò alla ribalta del popolo.
E da lì, inevitabilmente, è incominciata la sua discesa.
Mi piace ricordare il grande Eric, morto ormai da qualche anno.
E verrà un giorno in cui mi gusterò di nuovo tutte le loro canzoni, nel buio e nella solitudine, come facevo da ragazzo.

Farfalle

Esiste una disciplina sportiva poco vista in televisione e in generale, ossia la ginnastica artistica.
Peraltro in Italia esistono le “Farfalle azzurre” che, nel più assoluto anonimato, conquistano medaglie e trofei.
Confesso che non è esattamente lo sport che preferisco, ma ho avuto voglia di vedere uno degli esercizi che le nostre atlete, tutte ragazzine molto giovani, hanno svolto recentemente a Sofia durante i campionati mondiali.
Ho visto il meglio del meglio, loro hanno vinto ori e medaglie in più discipline di ginnastica ritmica: sono rimasto affascinato nel vedere uno spettacolo così bello.
L’estetica nello sport è sempre una cosa positiva, basti pensare a certe partite di calcio dove gesti tecnici inseriti in un quadro tattico molto preciso hanno un gusto per me straordinario.
Ma ammetto che è stato speciale vedere queste farfalle volteggiare, con questa maestria, con questa incredibile precisione e sincronia.
Bellezza, arte, estetica, tutto questo c’è in questo sport, quando si intravede il lavoro dietro le quinte e il risultato è così maestoso.
Applausi

Odio il motorino

Il fatto che io scriva su questa piattaforma che nessuno – e quando dico nessuno intendo proprio nessuno – viene a leggere (soprattutto per via del fatto che io mi sono allontanato dai social e non esiste alcuna pubblicità in proposito), mi da se non altro la possibilità di scrivere tutto quello che mi pare senza che ci sia chi si offende o chi rompe letteralmente il cazzo.
Così ho deciso di mollare pian piano gli argini che mi impediscono di esprimermi liberamente, almeno qui.
E voglio iniziare da un argomento soft, anche se immagino già quanta gente che usa il motorino si offenderebbe da quanto sto per scrivere.
In effetti il titolo sarebbe dovuto essere “odio chi guida il motorino”.
Che è diventato il simbolo, ai miei occhi, dell’italica mentalità, quella di chi si lamenta delle cose che non funzionano e poi in tale situazione ci sguazza allegramente.
Il fatto che i servizi pubblici non funzionano, anziché dare impulso a far sì che si cerchi di migliorarli, ha creato questa meravigliosa risposta alternativa: mi compro il motorino (che ha prezzi fuori da ogni logica) e mi muovo come voglio.
C’è traffico? Ti vo nel culo e dribblo tutte le macchine.
Il motorino è quello preferibilmente truccato con rumori fuori norma ed è lo strumento principe dell'”anarchia negativa” degli italiani (non a caso in altri paesi più evoluti non se ne vede uno).
Il motorino è anche strumento di morte, di incidenti, di situazioni pericolose: lo dicono le statistiche, ma sembra che non interessi.
Il motorino te lo ritrovi nella tua corsia per cui devi stringere a destra e non fare sorpassi, te lo ritrovi contromano, ma devi stare attento te a lui e non viceversa.
Te lo ritrovi a zigzagare e a tagliarti la strada e stai pur certo che se becchi il rosso pieno, prima che torni il verde ti arriva un motorino davanti e devi aspettare che si muova lui per partire.
Te lo ritrovi parcheggiato nel posto dove dovrebbe stare l’auto e guai se tu fai altrettanto nei posti dedicati a loro.
La totale assenza di regole – accompagnata da una tolleranza insopportabile nei loro confronti da parte di chi dovrebbe vigilare – è il piacere assoluto per loro e di sicuro non baratterebbero più un servizio efficiente con il loro balocchino.
Le regole della strada le fanno loro, esiste un codice non scritto totalmente diverso da quello ufficiale della strada.
E’ l’individualismo pubblico, versione “motoria” del cellulare, espressione di una voglia di libertà che esce fuori malata, malatissima, dove si calpestano le regole e con esse i diritti degli altri.