Vite sconvolte

All’improvviso, il 2020 si è trasformato in un incubo per tutti noi.
Una tragedia mondiale ha sconvolto le nostre vite in un modo talmente violento che non riesco a pensare a come potremo uscirne.
Ognuno di noi è in pericolo, siamo attaccati da questo virus mostruoso e dobbiamo difenderci a ogni costo.
La vita sociale non esiste più, non usciamo più, non ci vediamo più.
I negozi sono chiusi, dobbiamo farci anche i capelli da soli.
Non esiste più il calcio né il tennis né altri svaghi per aiutarci a passare le giornate in casa.
Non esiste quasi più la pubblicità e quindi a breve anche ciò che ci viene offerto “gratis” dalla rete non ci verrà più offerto.
Ci stiamo incamminando verso l’abisso più nero.
E la cosa raccapricciante è che la gente ancora non lo ha capito: fanno il conto alla rovescia a non si sa quale data (prima la comica 3 aprile, poi non si sa se maggio o il 31 luglio…), mentre la nostra vita è ormai già profondamente cambiata, forse per sempre.
Quand’anche la ormai famosa curva dei contagi dovesse prendere finalmente la direzione giusta, potremmo allentare la stretta, in assenza di vaccini e cure?
Ovviamente no, anche perché gli altri paesi sono più indietro di noi e il virus non guarda le cartine e non si intende di confini nazionali.
Quand’anche potremo affermare che avremo raggiunto una situazione accettabile, potremo ricominciare?
Ovviamente no, perché non avremo alcuna certezza che il problema non si ripresenti intatto.
Certo, prima o poi troveremo un modo per uscirne, io pensavo al vaccino… ma anche quello, a parte i tempi biblici, servirà in presenza di un virus così mutante e veloce?
Forse troveranno qualche farmaco che riesce a gestirlo, se non proprio a debellarlo.
Forse prima o poi riusciremo a trovare una dimensione di vita accettabile.
Ma qui ci sono ben tre grandi incognite: una è il quando, una è il come, la terza la dico fra poco.
Sul quando e sul come dovrei scrivere un libro intero, quindi mi fermo qui, in attesa di future riflessioni.
Poi c’è il terzo punto, il più importante: attaccherà anche me questo virus? In che modo? Forte, debole…? Attaccherà persone a me care? Ci saremo ancora tutti “dopo”?
Altro che parlare di scuole e di calcio.
Svegliatevi, gente

Generazioni

Sono cresciuto in un tempo di difficile catalogazione, in una sorta di cuscinetto: da una parte le fantasie a briglia sciolta degli anni 70, dove ognuno sembrava avere grande carisma, dove regnavano gli ideali, dove il sentiment politico era altissimo, dove sembrava di vivere in perenne situazione sperimentale – grandi idee, grandi cazzate, grandi (le prime) libertà – e poi gli eccessi, il terrorismo, etc.; dall’altra parte gli anni 80, con l’inizio del conformismo, delle regole, dell’appiattimento, dove la sostanza lasciava il passo all’apparenza, dove iniziava il politically correct, dove la psichedelia lasciava spazio alla new wave, dove il moralismo e il perbenismo tornavano prepotenti, però sorretti dall’avanzamento delle tecnologie.
Ma la cosa che voglio scrivere adesso, in particolare, è la velocità con cui i periodi cambiavano, perché per esempio chi ha pochi anni meno di me ha vissuto gli anni 90, ancora diversi rispetto a prima: consumismo sfrenato, noia, solitudine, nichilismo, ricerca spasmodica di nuove religioni.
Poi non so più: la vita mi ha reso forse insensibile all’analisi dell’attualità, ma sembra che negli ultimi 20-25 anni, più o meno da quando esistono i cellulari, non sia successo più nulla di così rilevante, ma è evidente che sbaglio io.
Capirci è sempre più difficile, ma di sicuro aver vissuto modelli così diversi ci rende già in partenza differenti gli uni agli altri, bastano pochi anni di differenza di età

Tempo da mangiare

Se c’è una cosa che ho imparato è che il tempo vola e non torna più… e che quindi, salvo eccezioni, dovremmo stare più attenti a dire “non vedo l’ora” o ad annoiarci.
Alcuni popoli, per esempio in Sud America, vanno slow, hanno abitudini ben lontane da quelle frenetiche cui siamo abituati da queste parti.
Ma la cosa che mi fa specie è l'”anticipo” del tempo, fenomeno divenuto insopportabilmente frequente a tutti i livelli.
Ormai, se c’è una ricorrenza, ai telegiornali iniziano a ricordarla qualche giorno prima, un po’ come se per il mio compleanno mi facessero gli auguri una settimana prima: “auguri Sandro, fra una settimana è il tuo compleanno!”.
Ma quest’ansia è solo per “precedere” l’informazione della concorrenza, facendo quindi disinformazione con la complicità del pressappochismo ormai generalizzato, o è semplicemente l’applicazione del “mangiare il tempo” di cui sopra?

Libertà e politica

Il mio concetto di libertà, in fondo, è molto semplice: credo sia corretto, ancorché probabilmente molto difficile da applicare, il concetto che prevede totale libertà per ciascun individuo, a patto che non si ledano la libertà altrui e non si condizionino negativamente altre persone o comunità.
Applicato alla politica tale concetto trova incredibili veti sia a destra che a sinistra.
Ormai non mi meraviglio più di questa sinistra moralista, nemica della libertà e spesso a braccetto con chi la libertà la profana continuamente.
Ma è incredibile invece come sia a destra che si trovano paletti senza senso, proprio dagli autoproclamati liberali: no a tutto, no ai gay e ai loro diritti, no alla liberalizzazione della droga, no alla liberalizzazione della prostituzione, no alle adozioni “non tradizionali”, no a qualunque cosa che devii da regole impossibili da rispettare o accettare per milioni di persone.
Ma perché? Dov’è la libertà con cui si riempiono la bocca?
Ormai mi devo arrendere all’evidenza: la partita non si gioca più, se mai si è giocata, su questo piano.
Evidentemente il tema a me più caro è relegato nelle retrovie e forse addirittura cestinato per sempre da tutti.
La politica, cioè noi, non mi appartiene più: non mi restano che i sogni

Dialoghi onirici

  • Caro Sandro, ciao
  • Chi sei?
  • Sai benissimo chi sono
  • Ma dai, anche tu sai benissimo che non esisti
  • Ah no? E allora chi ti sta parlando?
  • Una proiezione di me stesso
  • Sei un testone anche mentre dormi
  • Giusto, allora senti una cosa: perché non ti fai vedere quando sono sveglio?
  • Sai bene che non posso: dimmi, cos’altro posso fare per farti capire che ci sono?
  • Ci sei, lo so… ma tu muori con me, non sei onnipotente
  • Beh, in un certo senso è così, ma io resto per gli altri
  • Finché non muoiono…
  • Ma ci sarà sempre qualcuno e ci sarò sempre io
  • E quando non ci sarà più l’umanità?
  • Ci saranno sempre forme di vita intelligenti nell’universo e io sarò sempre necessario
  • Oso: ti chiami Sandro, per caso?
  • Sei simpatico, del resto sono il tuo dio
  • Ma mi spieghi che cazzo significa l’esistenza delle chiese e degli assembramenti di persone e dei fanatismi…
  • Fermati lì, quelle sono cose che non conosco, le avete inventate voi uomini
  • Ok… posso svegliarmi, adesso?
  • Sì, certo. Ma non ti dimenticare che non siete tutti uguali, tu hai bisogno di me come gli altri, solo che loro non riescono a non condividermi. Mettiamola così
  • Ma cosa condividono? Ognuno ha il suo dio, no?
  • E’ il tuo modo di ragionare e va bene così. Lascia liberi gli altri di ragionare come credono
  • D’accordo, ok… basta che non mi rompano i coglioni
  • Va bene, sai tu come fare
  • Sì, fino a che quei fanatismi non diventano fonte di violenza, come spesso accade
  • Hai ragione, ma io non c’entro nulla
  • Lo so e so anche che tu non hai creato nulla
  • Hai letto Hawking, eh?
  • Già
  • Lascia credere, anche che io possa intervenire in qualche modo. In fondo qualcuno riesce nelle proprie cose proprio perché spinto da questo e dopo ci crede ancor di più
  • Ma sì va bene, adesso però ti devo proprio salutare
  • Buona giornata                                                                                                         Drrrrrrrin

Moralisti o furbetti?

La canna.
Premetto che io non me ne sono mai fatta una e non riesco a dimenticare quel giorno del lontano 1987 quando in caserma ero l’unico su 15 persone della mia camerata a non partecipare al Canna day organizzato da uno dei miei “colleghi”.
Ero ancora ingenuo e avevo vissuto una vita molto “riparata” rispetto agli altri, ricordo ancora lo stupore con cui alcuni di loro mi guardavano, come fossi un alieno.
Ed io ero stupito a mia volta nei loro confronti perché non avrei mai immaginato di saperli “cannati” come si dimostrarono.
Non credo che dopo oltre 32 anni le cose siano migliorate, anzi…
In questo contesto, nel 2019 quasi 2020 devo ancora assistere a frasi demenziali tipiche di una ben delineata parte politica italiana del tipo “abbiamo evitato lo Stato spacciatore”, oltretutto in riferimento a cose che neanche hanno nulla a che fare con la droga.
Siamo ancora a questo livello, al pensiero popolare completamente deviato e ancorato ad una realtà che non esiste, ad un moralismo e ad una ipocrisia intollerabili.
Ma questi personaggi sono specchio del popolo ignorante e moralista o sono dei furbetti che cavalcano questa onda insopportabile per mantenere i privilegi della malavita, a cui lo Stato non riesce o non vuole sovrapporsi?

Stile juve anche in borsa

C’è una squadra innominabile nel calcio italiano, protagonista indiscussa di certificati abusi di potere e per questo odiata da milioni di persone come me.
Mi mancavano però le vicende di piazza Affari… facciamo un passo indietro: stufi di essere arrivati vicini a conquistare quella coppa senza vincerla per l’ennesima volta (se togliamo quella intrisa di sangue dell’Heysel, vinta per un rigore dato dall’arbitro per un fallo a centrocampo su chiaro ordine dall’alto per impedire un massacro e quella vinta ai rigori in casa contro una squadra di morti, i bianconeri non hanno mai vinto nonostante le mille partecipazioni e, spesso, i netti favori del pronostico), lor signori decisero di puntare uno dei due giocatori più forti al mondo, ossia CR7.
Naturalmente non hanno vinto lo stesso, tanto per cambiare… solo che stavolta hanno dovuto sostenere costi elevatissimi, non coperti dal ritorno economico di una vittoria finale che non c’è stata.
Bilancio in profondo rosso e preoccupazioni sparse, ma qui entra in ballo lo stile juve: campagne pubblicitarie assillanti sul titolo che garantisce un ritorno sicuro, e via con tabelle e dimostrazioni varie.
Non si sa come, evidentemente il mercato ci ha creduto e la gente si è fatta abbindolare, poi è arrivato improvviso l’aumento di capitale da parte dei soci per coprire il buco.
Naturalmente il prezzo delle azioni era mooolto più basso di quello di mercato.
Dopodiché il crollo, con buona pace dei risparmiatori.
Che forse saranno stati anche tifosi.
E così, in un certo senso, lo stile juve si manifesta con un autogol.
Nel frattempo CR7 è sempre lì a riscuotere stipendi insostenibili: per evitare un altro aumento di capitale, avranno comprato tutti gli arbitri delle prossime partite di Champions League?